Quadri di una rivoluzione
(Pictures of a Revolution / Tableaux d’une révolution / Картинки из революции
)
di Tino Caspanello

Selezione 2014 (1/3)
Pubblicato da Editoria & Spettacolo (2013)
Tradotto in francese da Christophe Mileschi, e pubblicato da Nouvelles Scènes – Presses universitaires du Midi (2015).

quadririvoluzione

Rivoluzioni mancate, rivoluzioni violate, rivoluzioni in attesa di esplodere. Ma stiamo lottando ancora? Abbiamo ancora qualcosa per cui lottare? Avremo ancora il coraggio e la dignità per farlo? L’uomo è rivolta (Camus docet!), viviamo di rivoluzioni, piccole o grandi. Dalle prime lotte in seno alla famiglia, necessarie, passi obbligati, a quelle più grandi che ci coinvolgono in quanto parte di una società che rivendica diritti sacri e santi. Ed è proprio su questa istanza che viviamo fin troppo spesso il fallimento delle nostre battaglie, perché forse abbiamo perso di vista l’obiettivo principale di ogni rivolta: rientrare in possesso di tutti i diritti e le prerogative che fanno di un uomo un essere umano. E non è il lavoro, non sono le istanze sociali necessarie, proprio perché queste rientrano nelle necessità, ma è la dignità, il rispetto, la tolleranza, il diritto di sognare, di vivere un tempo slegato dagli obblighi, un tempo dell’anima. Ma, lo sappiamo, ogni rivoluzione è tale soltanto nel momento in cui scoppia, dopo diventa solo sistema.

Quadri di una rivoluzione è l’epilogo di una rivoluzione, una delle tante, che ha trovato una dimensione nello spazio di uno stadio. Barricati là dentro, gli ultimi tre rivoluzionari tentano disperatamente di tenere in vita il loro sogno di rivolta, ma ogni sogno per essere tale ha bisogno di una realtà per trovare una misura, e fin troppo spesso misuriamo distanze incolmabili tra l’uno e l’altra. E quando la realtà, sotto forma di una donna, si precipita dentro quel sogno, il castello incantato comincia a sgretolarsi, a cedere e a mostrare la fragilità di un’utopia.

Il tempo dello spettacolo è scandito dai titoli di undici opere d’arte: La ronda di notte, Leda atomica, La sposa messa a nudo dai suoi scapoli., Colazione sull’erba, Pietà, Prove di balletto in scena, L’uccello meraviglioso, Le sette opere di misericordia, Salomé, Elogio della dialettica, Campo di grano con corvi.

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L’AUTORE
Tino Caspanello (Pagliara – Messina, 1960). Si diploma nel 1983 in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Perugia dove segue anche un corso di regia a cura del Centro di Documentazione dello Spettacolo. Ritornato in Sicilia, collabora come scenografo con diverse compagnie messinesi; nel 1984 è assistente alla regia di Arnoldo Foà. Nel maggio 1993 fonda la Compagnia Teatro Pubblico Incanto con cui allestisce e interpreta più di 30 spettacoli di autori quali Eduardo De Filippo, Jacopone da Todi, Shakespeare, Pirandello, Albee, Melville, Consolo, Wilcock; parallelamente, inizia la sua attività di drammaturgo. Scrive e mette in scena: Sira; Kiss; Mari (Premio speciale della Giuria – Premio Riccione Teatro 2003; è apparso su «Hystrio» n 2 – 2005; tradotto in francese da Frank e Bruno La Brasca, è stato pubblicato nel 2010 da Editions Espaces 34, presentato a Marsiglia, Lione, Tolosa e Strasburgo nell’ambito di “Parole in anteprima” a cura di Antonella Amirante e messo in scena a Parigi al Théâtre de l’Atelier con la regia di Jean-Luis Benoît; attualmente è nel repertorio di cinque compagnie francesi; Mari è stato presentato anche in polacco al Border Festival di Cieszyn, giugno 2012); Rosa (Primavera dei Teatri, Castrovillari, 2006); ‘Nta ll’aria (Primavera dei Teatri, Castrovillari, 2007; pubblicato in Senza Corpo – Voci dalla nuova scena italiana, minimum fax, 2009; è stato tradotto in francese da Julie Quénehen con il sostegno della Maison Antoine Vitez e pubblicato nel 2012 da Editions Espaces 34); Handscape (Blogtext Festival, Graz, Schauspielhaus, 2008); Malastrada (pubblicato in «Hystrio n. 4 – 2010; segnalato al Premio Tuttoteatro.com – Dante Cappelletti e premiato da Legambiente per l’impegno civile); Fragile (Teatri in Città, Caltagirone, 2009); Terre (CapoArte Festival, Ricadi, 2010); Interno (Sala Laudamo, Messina, 2011; tradotto in greco da Giorgia Karvounaki, è stato  presentato ad Atene, al 2° Focus di Teatro contemporaneo, a cura dell’Institut Français d’Athènes,” aprile 2013); 1952 a Danilo Dolci (Primavera dei Teatri, Castrovillari, 2012); Quadri di una rivoluzione (Nuovo Teatro Sanità, Napoli, 2015); Niño (Zo, Catania, 2016); Blues (Palacultura Letojanni, 2017). Nel 2008 riceve il premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. A maggio del 2011, insieme ad altri drammaturghi provenienti dal Belgio, dalla Turchia, dal Canada e dalla Polonia, è ospite del Troisième Bureau di Grenoble al Festival Regards Croisés, durante il quale viene presentato in francese A l’air libre (Nta ll’aria). Dirige nel 2011 il Pubblico Incanto Artheatre Festival. Tino Caspanello è stato docente di Regia e Scenografia nel Master “Teatro Euromediterraneo”, Università di Messina, 2008. È stato docente di Drammaturgia nella prima e nella seconda edizione del Master “Animas”, Accademia di Belle Arti di Palermo, 2011 e 2012, docente di Scrittura Scenica al DAMS – Università di Messina, 2012 e 2017, docente di Teoria e Tecnica della Scenografia al DAMS – Università di Messina, 2016. Nel 2014 il suo testo Quadri di una rivoluzione ha ricevuto il Palmarès Eurodram, Comitato Italiano della Maison d’Europe et d’Orient di Parigi; tradotto in francese da Christophe Mileschi, è stato pubblicato in Francia da Presses Universitaires du Midi. Nel mese di ottobre2015 hatenuto il workshop di Drammaturgia presso Viagrande Studios (CT) e fino a novembre 2015 è stato Visiting Professor nel settore Performing Art del Progetto “Nel bosco / In the wood” in vari comuni del Parco dei Nebrodi. A luglio 2016 ha curato la direzione artistica del progetto “WRITE” – Residenza di drammaturgia internazionale, con drammaturghi provenienti dalla Francia, Olanda, Polonia e dalla Sicilia. A novembre 2016 Tino Caspanello e Cinzia Muscolino hanno portato in scena “Mari” all’Università di Hong Kong. A luglio 2017 ha curato la direzione artistica della seconda edizione di “WRITE” – Residenza di drammaturgia internazionale, con drammaturghi provenienti dalla Francia, Spagna, Grecia e Italia. I testi teatrali di Tino Caspanello sono pubblicati da Editoria & Spettacolo. Il suo romanzo “Salvo” è pubblicato da Caracò Editore, 2016.

Tino Caspanello (Pagliara – Messina, Italy 1960). He graduated in Scenography at the Academy of Fine Arts inPerugia where he also followed a course of direction at theDocumentationCenter of the Performing Arts. In May 1993 he founded the “Pubblico Incanto Theater Company”. In 2003, his text Mari received the Special Prize of the Jury of Premio Riccione; translated into French by Frank and Bruno La Brasca, it was published in 2010 by Editions Espaces 34, presented in Marseille, Lyon, Toulouse and Strasbourg and staged in Paris at the Théâtre de l’Atelier, directed by Jean-Louis Benoît, it is currently in the repertoire of five French theatre companies; Mari was presented also in Polish at the “Border Festival” in Cieszyn , June 2012 and at the “Avignon Off Festival”, July 2016. In 2008 Tino Caspanello has received the Award of the National Association of Theatre Critics. In May 2011, with other playwrights from Belgium, Turkey, Canada and Poland, was a guest at the Troisième Bureau of Grenoble in the Festival Regards Croisés, during which is presented in French the text A l’air libre (Nta ll ‘ aria), published in France by Editions Espaces 34. In July 2011, Tino Caspanello has directed the Pubblico Incanto Artheatre Festival. His text Interno, translated into greek by Giorgia Karvounaki, was presented inAthens, at the 2nd Focus of Contemporary Theatre, at the Institut Français d’Athènes, April 2013. Tino Caspanello was Professor of Direction and Scenography in the Master “Teatro Euro-Mediterraneo”,UniversityofMessina, 2008. He was Professor of Playwriting in the first and second edition of the Master “Animas”,AcademyofFine ArtsinPalermo, 2011 and 2012; professor of Writing at DAMS -University of Messina, 2012 and 2017; Professor of Theory and Technique of Scenography at DAMS -University of Messina, 2016. In 2014 his text Quadri di una rivoluzione has received the Prize Eurodram, Italian Committee of the Maison d’Europe et d’Orient in Paris; translated into French by Christophe Mileschi, it was published in France by Presses Universitaires du Midi. In Octobre 2015 he was teacher of Playwriting at Viagrande Studios (Catania) and up to November 2015 he was Visiting Professor of Performing Art in the Project “Nel bosco / In the wood” in various municipalities of Nebrodi Park in Sicily. In July 2016, he directed the project “Write” – Residence of international dramaturgy, in Mandanici (Messina), with some playwrights from Holland, France, Polandand and Sicily. In november 2016 Tino Caspanello was at the University of Hong Kong to play “Mari/The sea” with Cinzia Muscolino. In July 2017, he directed the second edition of “Write” – Residence of international dramaturgy, in Mandanici (Messina), with some playwrights from France, Spain, Greece and Italy. All the texts of Tino Caspanello are published in Italy by Editoria & Spettacolo. His novel Salvo is published by Caracò Editore, 2016.

… BRANO DEL TESTO…

892, il capo
584, il più anziano
137, il più giovane
La donna

Tutto si svolge in uno stadio recintato da alte mura. In fondo alla scena, al centro, una porta del campo di calcio trasformata in alloggio.

Primo quadro: La ronda di notte
584 Un’antenna!
892 Hai rubato un’antenna!
137 Non l’ho rubata! Non l’ho rubata! L’ho prelevata!
584 Da dove?
137 Da un balcone.
892 Sei entrato in una casa…
584 Sei uscito sul balcone…
892 E hai… prelevato l’antenna?
137 Più o meno.
584 E non c’era nessuno?
137 Dove?
892 In casa?
137 Sì, erano tutti a tavola.
584 Mangiavano?
137 Tutti insieme? Ma no! Guardavano la televisione.
892 E tu sei entrato…
137 Sì, ho detto “Buonasera, devo andare in balcone.”
584 E loro?
137 Niente.
892 Niente?
137 No, sono rimasti zitti zitti. Sembravano spaventati.
584 Quanti erano?
137 Padre, madre e tre figli.
892 Attorno a un tavolo?
137 Sì.
584 Un’intera famiglia?
137 C’era anche qualcun altro, da qualche altra parte, a letto forse, vecchio o malato.
892 E tu che ne sai?
137 Guardava la televisione anche quello; poi, quando ho staccato l’antenna, ha cominciato a urlare.
584 Hai rubato un’antenna!
137 Non l’ho rubata! Non l’ho rubata! Quante volte devo dirtelo! L’ho solo prelevata. Io… non ho mai avuto un’antenna, capisci?
892 Non avevate la televisione?
137 Sì!
584 E come facevate a guardarla?
137 Mio padre aveva collegato la nostra televisione all’antenna dei vicini. Non si sono mai accorti di niente.
892 Ah, ma allora è un vizio di famiglia!
137 Cosa?
584 Tuo padre, anche lui aveva rubato…
137 Prelevato! Mio padre aveva prelevato un po’ di segnale. Eravamo poveri. Non avevamo niente da mangiare. Punto!
892 D’accordo, però non ci serve un’antenna.
137 No?
584 No. Non avremo la televisione.
137 Ah, no?
892 E nemmeno la radio.
137 Nemmeno la radio?
584 Non ci servono, né la televisione né la radio!
137 Non ci servono?
892 No!
137 Bene, allora la riporto indietro.
892 Tu non vai da nessuna parte!
584 Ti arresterebbero!
137 Per un’antenna?
892 Lo sai com’è ormai.
584 Arrestano tutti, anche per niente.
137 Cosa faccio?
892 Con l’antenna?
137 Sì, cosa ci faccio?
892 Non lo so. Sono affari tuoi.
137 Potrei farci… sì, una di quelle cose per arrostire la carne. La rompo, lego i pezzi di ferro l’uno con l’altro e faccio una… come si chiama?
584 Graticola.
137 Ecco, ci faccio una graticola. Pensate a quanta carne potremmo arrostire e mangiare!
892 E dove la trovi la carne? Prelevi anche quella?
137 Preleviamo un animale.
584 Vivo?
137 Certo! Un bue, per esempio.
892 Hai mai macellato un bue?
137 Io?
892 Sì, tu.
137 Ma figurati!
584 Non hai mai macellato un bue?
137 No, dài!
892 Che razza di rivoluzionario sei? Non hai mai macellato un bue?
137 Ma cosa c’entra?
892 C’entra!
584 Io, una volta, ho ucciso un gatto.
137 Ucciso, ma non macellato.
892 Non è la stessa cosa.
137 E poi, scusa, perché hai ucciso un gatto?
892 L’hai fatto apposta?
584 No! Si era messo dietro a una ruota dell’auto, quando sono partito l’ho praticamente steso.
137 Sei crudele!
584 Non l’ho fatto con premeditazione.
137 Credi?
584 Senti, se vuoi farmi sentire in colpa, fa’ pure, ma io non c’entro, e poi, scusa, stavamo parlando del bue.
892 Infatti.
137 Come siamo arrivati al gatto?
892 Lui ha raccontato la storia del gatto.
137 Va bene, ma il bue?
892 Stavo dicendo che se abbiamo una graticola, ma non abbiamo la carne, perché nessuno vuole macellare un animale, cosa ci facciamo con una graticola?
137 Vado a riportare l’antenna.
892 Ti ho detto di no.
137 E allora?
892 Allora qualcuno andrà a prelevare un animale.
137 Qualcuno?
892 Sì, qualcuno di noi.
137 Io ho preso l’antenna. Mi basta.
892 Va bene, tu sei fuori.
137 Grazie.
892 (A 584) Tu.
584 Io? Ma ti pare! Dopo avere ucciso il gatto sono stato male per un anno intero. Non potrei mai uccidere un altro animale.
137 Però l’hai già fatto e se dovessi stare male, beh, sai già come fare.
584 Siamo diventati delle bestie. Tutti!
892 Questa è la rivoluzione! Cosa credevi?
584 Ma non avevamo detto che avremmo dovuto uccidere gli animali, non era previsto.
892 Avremmo dovuto prevederlo.
584 Nel regolamento c’è scritto, e lo abbiamo votato all’unanimità, che possiamo uccidere il nemico, i nemici, chiunque si opponga al movimento, ma non abbiamo mai parlato di animali.
892 Avevamo la pancia piena. Non ci siamo posti il problema.
137 Però, dài, tutti questi problemi per un’antenna!
584 Beh, anche tu, però! Rubare un’antenna!
137 Pensavo ci potesse servire. Ascoltare le notizie… avere gli ultimi aggiornamenti sulla rivolta… la musica… un po’ di musica…
892 Con la sola antenna?
137 No, il mio era un piano perfetto: prima l’antenna, poi una radio oppure una televisione.
892 Quando abbiamo redatto il regolamento, abbiamo deciso che non avremmo usato nessuno strumento simbolo del potere imperialista.
137 Ma è stato tanto tempo fa!
584 È vero! Io me lo ricordo, certo che me lo ricordo, sono stato il primo a votare questo punto, ma è passato tanto di quel tempo!
892 E cosa vuol dire?
137 Vuol dire che se avessimo la possibilità di ascoltare un po’ di musica, beh, allora… potremmo sentirci più…
892 Buoni?
137 Ecco, sì, buoni.
892 Tu hai un problema.
137 Dici?
892 Hai un problema. Non c’è spazio per la bontà nella rivoluzione, non almeno per quella bontà con la quale ci hanno imboniti fin da piccoli.
137 Ma come parli?
892 Io parlo il linguaggio della rivoluzione! Io! E tu?
137 Oh, anch’io, sì, anch’io, mi pare… o almeno… ci provo.
584 Siamo diventati delle bestie!
137 A proposito chi va a prelevare l’animale?
892 Avevo detto che saresti andato tu.
584 No, ti prego! Mi uccideresti!
137 Dài, non devi fare proprio niente di grave.
892 Prendi un animale e lo trascini qui.
584 Un animale? Ma che animale? Non un gatto!
892 Ma quale gatto! Ci saranno in giro delle mucche, qualche vitello…
137 Prendi un pezzo di corda, glielo leghi a collo e lo trascini qua.
584 E poi?
892 Ci penseremo.
584 Se catturo una mucca, potremo avere del latte tutti i giorni e non saremmo costretti a macellarla. Non subito, almeno.
137 Vedi un po’. Porta quello che trovi.
584 Spero proprio di trovare una bella mucca.
892 Vai! E attento a non farti beccare!
584 esce.
892 Sai perché l’ho fatto uscire?
137 No.
892 E non lo immagini?
137 No.
892 Non ti sei mai accorto di nulla?
137 No.
892 Ma, allora, la notte, quando ti tocca fare la guardia, cosa fai, dormi?
137 Ma che dici?
892 E invece credo di sì, altrimenti ti saresti accorti che qualcosa non va con quello.
137 Quello? Perché non lo chiami col suo numero? Ha un numero, non te lo ricordi?
892 Lo chiamo “quello”, perché per me ha chiuso, non può più fare parte del gruppo.
137 Speri che lo facciano fuori!
892 Se non lo fa qualcuno, allora dovremo pensarci noi.
137 Ma cosa stai dicendo? Sei impazzito!
892 Lui, quello, prega.
137 Prega?
892 Sì!
137 No!
892 L’ho sentito anche stanotte.
137 Ma che tipo di preghiere?
892 Non riesco a capire. L’ho sentito più volte ripetere “Mio Dio! Mio Dio”, poi l’ho sentito ansimare, non so, come se andasse in estasi; l’altra notte ero proprio accanto a lui mentre tu facevi la guardia, mentre avresti dovuto fare la guardia…
137 Non mi ero addormentato!
892 Lasciamo perdere. Ti stavo dicendo che l’altra notte l’ho sentito recitare una specie di litania, un mantra quasi. Dopo avere detto le solite cose…
137 Cosa?
892 “Mio Dio, mio Dio… eccetera eccetera… ”; poi ha cominciato una specie di rosario
interminabile.
137 Hai sentito le parole?
892 Più o meno… sembrava che dicesse: “Ho peccato, ho peccato ancora, perdonami Signore, non troverò pace!”
137 Per tutta la notte?
892 Sì.
137 Mio Dio!
892 Eh?
137 No, niente, niente! Volevo dire… dove andremo a finire?

Secondo quadro: Leda atomica.
584 tira con tutta la sua forza il capo di una corda.
584 La corda! La corda!
892 Cosa?
584 Aiutatemi!
892 e 137 aiutano 584 a tirare la corda. 584 perde l’equilibrio e cade su 892 e 137. Alla corda è legata una donna che, strattonata, precipita su 584. La donna si dimena sul corpo di 584. 892 e 137 sostengono i due corpi.

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